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ARTICOLI >> LE COSTELLAZIONI INVERNALI

Le costellazioni zodiacali che si possono osservare al tramonto durante l'autunno/inverno sono: il Capricorno, l'Aquario, i Pesci e l'Ariete.
Al di sopra di queste si possono anche osservare: l'Aquila, il Cigno e Pegaso. Se avete l'opportunità di guardare il cielo notturno in questo periodo dell'anno, in una notte serena in assenza sia della Luna che di  nuvole, dirigete il vostro sguardo verso il sud/est, potrete osservare un astro molto luminoso e brillante. Questo punto luminoso è il pianeta Giove che c'orienta a conoscere il resto delle stelle che lo circondano. Una volta localizzato questo corpo brillante, che emerge tra tutti gli altri astri, possiamo dirigere lo sguardo verso la sua destra e troveremo altre due stelle di colore giallognolo che formano la testa e le corna del Capricorno, quella di sopra è chiamata Algedi e quella di sotto Dabih.  Tra Giove e queste due stelle possiamo osservare altre due di stelle, questa volta in orizzontale, una al fianco dell'altra. Esse formano la coda del Capricorno, quello sulla  destra è chiamata  Nashira e quella a sinistra Deneb Algedi.
Se dirigiamo ancora un po' lo sguardo verso l'alto a sinistra possiamo vedere altre due stelle, Sadalmelik, l'alfa dell'Aquario e la seconda sulla sinistra Sadachbia, la gamma dell'Aquario. Più a destra tra queste due stelle possiamo notare la testa del Capricorno, ci sono altre due stelle che formano il braccio dell'Aquario. La prima, vicina a Sadalmelik, è Sadalsund e quella che sta al di sopra di Algedi, è Alabalí, la prima stella dell'Aquario.
Se dirigiamo di nuovo lo sguardo verso Giove possiamo osservare un gruppo di sei o sette stelle che formano il primo pesce della costellazione dei Pesci. Alzando la testa possono osservare due delle tre stelle principali dell'Ariete, ma guardando bene possiamo notare altre tre stelle. Hamal l'alfa dell'Ariete, è la più brillante e si trova alla sinistra, un po' a destra e verso il basso c'è Sheratán, di colore arancione come l'anteriore, un po' più sotto e verso destra si vede Mesartím.
Sotto a questo gruppo di tre stelle notiamo una più brillante, essa non è però una stella ma bensì il pianeta Saturno che transita in questo periodo sotto di esse. Un po' più sotto a Saturno c'è Alrisha, l'alfa di Pesci.
Girando la testa verso sinistra, sempre puntando gli occhi verso il cielo, ci sono le Pleiadi, che sono un piccolo gruppo di stelle che risaltano sulle altre. Ed infine, un po' più sotto alle Pleiadi, possiamo osservare un gruppo di stelle che formano una V e nell'estremo sinistro c'è Aldebarán, l'occhio del Toro.

CAPRICORNO
Si racconta nei testi antichi che  Cronos, il pianeta Saturno che misura il tempo, divorasse  tutti i figli che erano nati tra la sua relazione con Cibele. Ma Cibele avvisò Zeus/Giove e questo lo sostituì con una pietra dissimulata con vestiti, offrendolo a suo marito che se lo divorò senza pensarci due volte. In questo modo Zeus si salvò e fu trasportato clandestinamente sull'isola di Creta. Durante la sua infanzia Zeus ebbe come nutrice la capra Amaltea che l'alimentò con il  suo eccellente latte. Questa capra era un straordinario animale la cui sola vista infondeva paura anche per gli esseri immortali. Zeus non dimenticò mai la sua opulenta nutrice il cui latte l'alimentò per molto tempo, né dimenticò che nella sua tenera infanzia, strappò a questo animale una dalle sue belle corna. Per compensare questo danno e per dimostrarle alla balia  la sua gratitudine, Zeus l'elevò al rango delle costellazioni celesti. Con una  pelle che nessuna freccia poteva ferire  fabbricò la temuta  corazza che usò in guerra contro i Titani e che dopo donò a sua figlia Palas Atenea. Con questa armatura, anche Atena sconfisse ad Ara, il dio della guerra.

La capra Amaltea
Da questa simbologia celeste si deduce che i nativi del Capricorno hanno la pelle dura come la capra Amaltea. Sono persone resistenti e come la capra, possiedono un'ambizione sostenuta che porta loro a perseguire la salita. Hanno un aspetto protettivo ed occultano rigorosamente un'affettuosità discriminativa ed una tenerezza profonda che spiegano solo con il tempo a quelli che realmente amano.

AQUARIO
Il mito di Aquario ha due leggende. La prima è associa con Ganimede. Ganimede, nella sua forma primitiva, rappresentava la divinità incaricata di spargere sulla terra le acque del cielo. Gli astronomi antichi l'identificarono e li diedero il nome di Aquario. La sua immagine si rappresentava come un adolescente toccato dal berretto frigio e vestito con una semplice cappa sulle spalle. Zeus dovette partire alla ricerca di un nuovo copero fino a che arrivò nel regno di Frigio dove abitava Ganimede. Attirato per la sua bellezza, Zeus volle trasformarlo in suo favorito, per questo motivo si trasformò in aquila, lo rapì e lo portò sull'Olimpo, dove si trasformò nel copero degli dei. Come dimostrazione di amore e di gratitudine per il suo servizio, Zeus lo collocò tra le costellazioni con il compito di mescolare  il nettare dal cielo. L'altro mito si riferisce a Aristeo o Pane, nomi distinti per una stessa divinità. Arsiteo è il nome che si dava al dio Pane in Tessaglia, mentre il Pane di Misia, in Asia Minore, era Príapo. Secondo la leggenda Aristeo era figlio di Urano e Gea, oppure di Apollo e Cirene. Crebbe sotto le attenzioni del centauro Quirón, e fu istruito da lui nell'arte della Medicina e delle divinazioni.

Il dio Pane
Di questi due miti possiamo trarne dei modelli comportamentali che ci permettono di conoscere un po' di più le persone dell'Aquario. Come il mito, le reazioni davanti agli imprevisti della vita dell'Aquario sono assolutamente imprevedibili, perfino per loro stessi. Ma magari la cosa più sottolineabile è l'emulazione di Pane che porta loro a divertirsi spaventando, allarmando o dando sorprese, come essi dicono.

PESCI
I pesci mitologici sono la rappresentazione degli animali marini che trasportarono Afrodite ed Eros, suo figlio, quando la dea, perseguita da Tifone, fu portata lontano dall'Eufrate. Racconta il vecchio mito che Tifone era un essere mostruoso che era più alto delle montagne della Tessaglia, come dita aveva cento teste di draghi, dalla vita in giù era circondato di vipere, il suo corpo era alato ed i suoi occhi uscivano fiamme. Un giorno questo orribile essere decise di scalare il monte Olimpo. Quando gli dei dell'Olimpo lo videro, rimasero terrorizzati, solo Zeus e sua figlia Atena si fecero avanti, mentre gli altri dei fuggirono impauriti. Afrodite e suo figlio rimasero immobilizzati dal terrore e vedendo la dea dell'amore, il terribile e gigantesco essere si innamorò di lei e iniziò la sua persecuzione. Zeus lanciò le sue saette con uncini e lo immobilizzò il tempo sufficiente affinché Afrodite potesse prendere suo figlio in braccio e fuggire. Ma Tifone la inseguì  fino ai confini dell'Eufrate, dove due grandi pesci aiutarono la dea dell'amore e suo figlio a passare dall'altra parte del fiume. Per questo aiuto dato ad Afrodite, furono posizionati nel cielo e oggigiorno formano quello che conosciamo tutti come il segno dei Pesci.

La fuga di Venere
I Pesci che aiutarono la divinità dell'amore, sono i fedeli servitori dell'amore, aiutano e s'informano sulle persone innamorate o indebolite. Il loro modo di percepire le cose li rendono molto sentimentali perfino in modo esagerato.

ARIETE
Il mito del Montone si rifà al Vello d'Oro. Era il famoso animale immolato a Zeus e trasportato in cielo per per questo motivo. Il mito narra che in tempi molto remoti, Frixo e Gelai, i figli del re Beocio Atamante, erano neri a causa delle ire della  loro  matrigna. A quei tempi una terribile peste minacciava tutto il paese, e l'oracolo, al quale tutti si rivolgevano nei momenti critici, rispose che l'unico modo di riappacificare la collera divina era immolare gli ultimi discendenti della casa reale. Frixo e Gelai erano indicati per questo sacrificio, ma quando venne il momento di sacrificarli, una nuvola spessa avvolse le vittime e un montone li trasportò in cielo. Nel mito il montone è posteriormente sacrificato a Zeus e il suo vello appeso in un roveto, di una selva devota a Marte. Un drago vigilante sarebbe incaricato di divorare quanti abbiano intenzione di possederlo. Tuttavia, si dice che, anche che Zeus fu molto soddisfatto di quel sacrificio e promise la felicità e l'abbondanza a coloro che sarebbero riusciti a possedere il Vello di Oro.

L'agnello pasquale
L'agnello pasquale, rappresentato in questa costellazione, è il simbolo della primavera, dei primi germogli, della forza della natura che rompe la superficie della terra per vedere la luce. Per questo motivo gli Ariete sono sempre i primi a risollevare la testa.

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