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ARTICOLI >> STORIA DEI CALENDARI

Un calendario è un sistema di misura del tempo stabilito dalla società per le necessità della vita civile, suddiviso per convenienza in intervalli temporali: giorni, mesi e anni. Le divisioni dei calendari si basano sui movimenti della Terra e le conseguenti apparizioni regolari del Sole e della Luna.
La vita della società è influenzata in modo determinante dalla rotazione della Terra che provoca la successione dei giorni e delle notti le quali hanno una differente durata. Già nell'antichità, l'uomo si rese conto che, malgrado gli intervalli di luce e di oscurità, fossero di differente durata, secondo le stazioni dell'anno, la somma dei due intervalli consecutivi di luce e oscurità dava praticamente una costante, oggi sappiamo che non è esattamente costante a causa dei fenomeni astronomici contemplati nell'equazione di tempo. Così nacque la divisione di tempo basilare in tutti i calendari: il giorno, inteso come raggruppamento di due intervalli contigui, la luce e l’oscurità.
Secondo Aquilino Morcillo, i primi riferimenti letterari al giorno, notte, mese e anno, provenivano dal poema “Gilgamesh”, scritto in caratteri cuneiformi. Esso narra le mitiche avventure di questo principe della città Sumera di Uruk che visse intorno nell’anno 2750 a.C. La scrittura l'avevano inventata i Sumeri nel 3300 a.C. Posteriormente, nella Bibbia, ci sono riferimenti alla settimana e l'ora, e sappiamo che i babilonesi dividevano già l'arco della giornata in gradi e minuti.
L'osservazione astronomica, nella quale i primitivi paesi agricoli erano maestri, ebbe una grande importanza come ci mostrano le reliquie megalitici superstiti di quelli paesi, come quelle di Stonehenge in Inghilterra, la cui costruzione ebbe inizio 5000 anni fa, le piramidi egiziane, Maya ed Azteche e l'Intihuatana Inca di Machu Pichu.

In primo luogo, bisogna sottolineare la ragione di essere di queste costruzioni nella loro applicazione ai calendari, poiché un paese agricolo senza scrittura doveva conoscere con esattezza la durata dell'anno e delle stazioni, allo scopo di prevedere i lavori vitali come la semina e la raccolta. Il meccanismo era facile per chi sapeva osservare il Sole, negli equinozi il giorno ha una durata uguale alla notte in tutta la Terra, (dal 20 al 21 di marzo e dal 22 al 23 di settembre), mentre nei solstizi, le durate del giorno sono massime rispetto a quelle della notte (21 al 22 di giugno per l'emisfero nord), o minime (21 al 22 di dicembre). La durata esatta del giorno e della sua notte si poteva osservare grazie alla posizione delle stelle nel firmamento, poiché in un preciso momento del giorno le stelle occupano una ben determinata posizione, trascorre esattamente un giorno sidereo, per ritornare poi nello stesso punto. Per conoscere la durata del giorno, i Sumeri usavano già nel 2025 a.C. l'ombra del gnomone, o sbarra inchiodata nel suolo.
Osservando la Luna fu facile comprovare che ogni 29 giorni e mezzo la luna torna ad essere piena, (in un secondo tempo questo dato venne arrotondato a 30) Questo lasso di tempo lo chiamarono mese. Un anno comprendeva 12 periodi di lune piene o mesi, per questo motivo la sua durata era di 360 giorni, anche sé in realtà fossero poco più di 365 giorni, c'erano infatti quattro giorni all'anno i quali servivano per ridimensionare il calendario, tale errore era sempre tenuto sotto controllo. I fatto calendari megalitici sono in grado di prevedere con esattezza le date delle eclissi, necessario per determinare i cicli stagionali e agricoli.
Il periodo di tempo che la Terra impegna a girare su sé stessa 360º è chiamato giorno sidereo, cioè è il tempo che impieghiamo per rivedere una stella nel meridiano di partenza. Quanto abbiamo appena scritto non è applicabile al sole, perché durante questo lasso di tempo, la Terra si è mossa apprezzabilmente nella sua traiettoria attorno allo stesso, e questo tarda di pochi minuti rispetto la durata del giorno sidereo per ritornare al meridiano di partenza.
Le stelle sono situate a distanze notevolmente maggiori del volume dell'orbita della Terra, per questo motivo appaiano praticamente nella stessa direzione da qualunque punto dell'orbita di quest’ultima.
Si è deciso di dividere, magari in maniera anche arbitrale, il giorno in 24 intervalli identici chiamati ore, a sua volta questi sono stati suddivisi in 60 intervalli chiamati minuti, che a loro volta si dividono in 60 secondi. Questa divisione, che probabilmente non è la migliore dal punto di vista razionale, si deve alla tradizione storica, nonostante i grandi sforzi realizzati dalla Rivoluzione Francese, per imporre il sistema decimale al posto del sessagesimale.
Attualmente persiste ancora quest’ultimo, utilizzato anche in tutti i rami della scienza. La questione nasce sul perché i Sumeri ripartivano un anno in 360 giorni e un circolo di 360°, dividendo i giorni in 12 ore doppie (24), l'ora in 60 minuti. Molti secoli dopo, il minuto si divise in 60 secondi, per ottenere una risposta dobbiamo risalire all’epoca ágrafa nella quale si contava sulle dita, da cui nacque non solo i sistemi decimali ma anche quelli di base duodecima e sessagesimale.

Georges Ifrah, osservando alcuni paesi come Egitto, Siriana, Iraq, Afghanistan, Pakistan ed alcuni regioni dell'India, notava che i popoli usano contare sulle falangi delle dita di una mano, e ne trasse la seguente tesi:
“Se estendiamo il palmo della mano destra e contiamo con il pollice ognuna delle tre falangi dal dito mignolo all’anulare, la somma totale sarà di 12 unità, invece delle cinque ottenute contando esclusivamente le dita. Se ad ogni 12 unità assegniamo un dito della mano sinistra, avremo totalizzato 60 unità, in questo modo con 10 dita abbiamo la possibilità di designare biunívocamente fino a 60 oggetti solo con le dita corrispondenti della mano sinistra, e la falange determinata di un dito della mano destra. La base duodecima e il sessagesimale rimangono stabiliti”.
Questa spiegazione ad ogni modo è abbastanza discutibile, dato che venne diviso esattamente il circolo che rappresenta la meridiana in 12 ore doppie a causa dell'armonia geometrica degli angoli di 30º, angolo il cui seno è uguale a 1/2. Ad ogni modo con questa divisione della meridiana le ore avrebbero una durata differente.
Affinché in una meridiana le ore abbiano una uguale durata è necessario che le linee, che le indicano, siano regolate in funzione della latitudine del posto. I Sumeri si trovarono con un mese di 30 giorni e 12 mesi in ogni anno di 360 giorni. Ovviamente, il circolo di 360 gradi lo divisero in 12 settori di 30 gradi ognuno (segni dello Zodiaco), perché la posizione degli astri erano parte della sua mistica e del sistema di misurare il tempo. Era normale che il giorno lo dividessero in 12 ore, e posteriormente, in 24 (12 per il giorno e 12 per la notte). Quando bisognò suddividere l'ora o il grado, la seconda base prestò il suo appoggio, per questo si stabilì in 60 minuti, misurabili dall'anno 2000 a.C. grazie all'esistenza delle clessidre e dell’acqua. La necessità di misurare i secondi avvenne molto dopo, perché la trigonometria non incomincia fino all'anno 140 a.C. con Ipparco, e fino al secolo XI non si costruisce, in Cina, un orologio astronomico con un errore di 100 secondi per giorno. In definitiva, gli orologi europei misuravano solo le ore, questo fino al 1656 quando Huygens inventò l'orologio a pendolo il quale conteggiava anche i secondi. L'orologio nautico di precisione per determinare la posizione di una nave fu operativo dal 1680. Si suppone che per i Sumeri, ossessionati dalle coincidenze numeriche, pensassero che la divisione sessagesimale del minuto coincidesse con la frequenza del battito del cuore umano, questa teoria confermerebbe la loro idea di un sistema, nel quale le apparizioni nel firmamento dei suoi satelliti naturali, (Sole, Luna, Stelle, Costellazioni), fosse in diretta relazione con il destino dell'umanità (astrologia dello zodiaco), con la vita dell'individuo e con le epoche di raccolta e coltivazione.

La durata del giorno sidereo è 3 di minuti e 56 secondi inferiore alla durata del giorno mezzo. Cioè, la Terra impiega 23 ore e 56 minuti e 4 secondi per fare un giro completo su sé stessa. Ma trascorso questo tempo non ritroveremo il sole nella stessa posizione in cui si trovava prima che la Terra iniziasse la sua rotazione ma dobbiamo aspettare 3m:56s addizionali, come media durante l'anno, per ritrovare il sole nella sua posizione originale. I 3m:56s addizionali sono l'intervallo di tempo necessario per trovare il sole Mezzo che è un ente matematico molto lontano del Sole reale. Questo intervallo addizionale si deve alla posizione relativa tra la Terra ed il Sole che è cambiata mentre effettuava la sua rotta dovuta al movimento di trasferimento. Come conseguenza, tenendo conto che nella società ciò che più interessa è adattarsi ai periodi di luce e di oscurità, si usa il giorno mezzo, invece del sidereo, il cui utilizzo rimane relegato all'astronomia. D'altra parte, la vita della società, si vede influenzata dalle stazioni dell'anno che si susseguono periodicamente perché la Terra effettua la sua orbita attorno al Sole. Le stazioni sono originate a causa dell'inclinazione dell'asse di rotazione della Terra sul piano della sua orbita, chiamata piano dell'eclittica. Anche molte culture si sono preoccupate per la periodicità dei movimenti della Luna.
Il problema principale inerente a tutti i calendari è quello che i periodi dei movimenti anteriormente descritti non presentano nessuna relazione tra di loro. Tenendo conto che, l'influenza della Luna nella vita giornaliera è al quanto irrilevante, anche se non tutti sono d’accordo in questa teoria, è facile capire che il prescindere da Essa semplifica notevolmente il problema. Molte civiltà esposero calendari lunisolari, ma a poco a poco si dimostrò la superiorità dei calendari strettamente solari, almeno dal punto di vista pratico. La spiegazione risulta più semplice adattando solamente il calendario ai giorni, alle notti e alle stazioni dell'anno, senza considerare la Luna, astro di movimento abbastanza complesso.
Comunque, a parte la luna, continua ad esistere il problema originato dal fatto che la periodicità delle stazioni, durata dell'anno tropico, non è costituito da un numero esatto di giorni mezzi.
L'obiettivo di questo articolo è precisamente quello di esaminare e paragonare i calendari solari sorti nella civiltà occidentali partendo da questo punto di vista. Si dimostrerà la superiorità del Calendario Gregoriano sul Giuliano, e quella del Calendario Rivoluzionario sugli altri due.                       

 
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